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domenica 22 novembre 2015

FORZA: L'UTILIZZO DELL SQUAT 1*PARTE : "EDUCAZIONE DELL'ESECUZIONE"

gesti atletici non possono essere spiegati in termini di biomeccanica, fisiologia, controllo motorio, psicologia o altri fattori che sono diventati importanti specializzazioni dello sconfinato campo delle Scienze dello Sport. Invece, il gesto deve essere considerato come la sinergia di ognuna di queste componenti, agenti in un dato sport in una data situazione per un dato individuo in un dato istante di tempo. Lo squat è considerato l'esercizio principale per il potenziamento degli arti inferiori e del tronco, ma la sua esecuzione richiede l'uso di alcune precauzioni e di un accurato gesto motorio pulito e meccanicamente esatto. Impariamo intanto ad avere una doppia visione dell'esercizio di squat sulla sua esecuzione. La visione frontale dell'esercizio di squat serve a mostrare, prima di tutto, il posizionamento corretto dei piedi:
- distanza frontale dei talloni è pari a quella delle spalle favorendo quindi, l'azione dell'articolazione Coxo-femorale 
- i piedi sono orientati verso l'esterno per evitare, durante il movimento di discesa, un riavvicinamento forzato delle ginocchia che alla lunga potrebbe provocare problemi dal punto di vista tendineo.

UNA ZONA PERICOLOSA

Durante la fase di discesa (piegamento su arti inferiori) diventa molto importante e sopratutto difficile mantenere corretta la postura della colonna. Arrivati quindi a 90* dia flessione del ginocchio,bisogna aumentare il controllo perché il bacino tende a portarsi in retroversione a causa sopratutto dell'intervento dei muscoli ischiocrurali. È proprio qui che ha inizio la zona pericolosa che va dai 90* ai 30/40*, quello che chiederemo quindi al nostro atleta è di tentare di fissare i glutei verso dietro, stirando i muscoli posteriori della coscia, anziché cercare di inarcare la zona lombare.

           

L'ESECUZIONE, UN MODELLO PRESTATIVO

È necessario definire quali sono i parametri di interesse per lo studio dello squat. L’insieme di questi parameteri costituisce “un modello prestativo”.
Questo “modello” prevede l’identificazione di alcuni tra i parametri più importanti nell’analisi del movimento interessato:
- Velocità verticale e posizione nello spazio del bilanciere in funzione del tempo;
- Area delimitata dalla traiettoria di discesa e ascesa del bilanciere;
- Definizione e caratteristiche dello “sticking point”;
- Forza applicata verticalmente al bilanciere dall’atleta;
- Assetto angolare del tronco nell’affrontare lo sticking point;
- Angoli di fase e piano delle fasi articolari tra posizioni e velocità articolari;
- Momenti angolari delle principali articolazioni coinvolte.


Le fasi sono quindi sei (figura 1):
- Fase 1: dalla posizione di inzio del movimento fino a che l’angolo formato tra coscia e piano trasverso del ginocchio (KF) è pari a 45°;
- Fase 2: da 45° KF fino alla posizione conosciuta come “squat parallelo” ovvero a 90° KF;
- Fase 3: dalla posizione di squat parallelo fino alla massima posizione di accosciata;
- Fase 4: dal punto più basso del movimento fino alla posizione di squat parallelo;
- Fase 5: dalla posizione a 90° KF fino a 45° KF 
- Fase 6: da 45° KF fino alla posizione iniziale ad arti inferiori e tronco estesi completamente

LAVORO DI ADDOMINALI

diventa quindi molto importante anche il ruolo della fascia addominale e quindi non meno importante, anche la respirazione, ma andiamo con calma. I dischi vertebrali sono sottoposti a delle pressioni elevate, si comprende da ciò la necessità di avere una efficiente muscolatura addominale per garantirsi una buona solidità del tronco. 
Ecco quindi l'importanza durante l'effettuazione dello squat della respirazione. Prima di iniziare la discesa (piegamento) l'atleta effettua una ispirazione forzata, poi blocca il respiro e contraendo gli addominali fa salire la pressione intra-addominale. L'esportazione avrà luogo alla fine del movimento di salita (estensione). 





         



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