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domenica 2 agosto 2015

TEST DA CAMPO: "VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA LATTACIDA E POTENZA AEROBICA IN ALLENAMENTO. UTILIZZIAMO IL TEST DI SINTESI PROIETTI"


La possibilità di trovare calciatori con sistemi di produzione d
i energia che possono “pressochè” seguire la stessa via di sviluppo ci induce a pensare che allenamenti in forma intermittente, che determinano velocità di corsa corrispondenti a produzioni di lattato tra i 4-8 mmol/l, hanno un effetto allenante sia sulla potenza aerobica, sia sulla resistenza lattacida. Queste esercitazioni per il calcio è bene che avvengono in forma collegata,  con recuperi di pochi secondi tra le varie frazioni di corsa, come spesso accade in partita.

UN MECCANISMO CHIMICO

È stato scoperto e studiato in modo approfondito che solo gli atleti testati migliorarono la loro performance, ma fu riscontrata un aumento significativo dell’enzima SDH (presente nelle fibre I e IIa) diminui’ la sua concentrazione del 10% (p.=0,02).Ricordiamo che l’attività di questi enzimi e’ fondamentale da un punto di vista fisiologico in quanto catalizzano le reazioni chimiche responsabili del metabolismo energetico durante l’attività fisica. Piùprecisamente l’SDH permette all’acido piruvico scoria delle combustioni aerobiche degli zuccheri di essere ossidato, mentre il PFK catalizza la reazione che parte dal glicogeno e arriva all’acido piruvico.In sintesi ciò significa condizionare l’atleta a supportare alti ritmi di lavoro usufruendo a pieno del sistema aerobico, intaccando in forma minore il sistema lattacido.

LO NOTIAMO IN ALLENAMENTO

E’ interessante notare come l’aumento nell’intensità dell’allenamento può aumentare la durata dell’esercizio senza cambiare il VO2 max. Acevedo and Goldfarb 19891seguirono un gruppo di corridori che incrementarono l’intensità del loro allenamento fino 90-95% della max frequenza cardiaca utile. Il programma di lavoro fu eseguito per 8 settimane. Gli atleti migliorarono di 63 s il tempo di percorrenza sulla distanza di gara (10-Km) e abbassarono significativamente la concentrazione di lattato all’ 85 e al 90% del VO2max, ma non si verificò un sostanziale cambiamento nel VO2max.
Oltre al massimo consumo di ossigeno, anche la valutazione della soglia anaerobica risulta essere un valido indice soprattutto per l’aspetto pratico che riveste nella programmazione dell’allenamento.

IL TEST E IL SUO SVOLGIMENTO

I principi su cui si basa il lavoro intermittente sono da ricercare nell’affinità con le caratteristiche della prestazione presa in esame: 

a)  l’alternanza di sforzi elevati  ad altri meno intensi con pause brevi di recupero


b)  il reclutamento alternato sia delle fibre veloci (IIb), durante gli sprint,  di quelle veloci resistenti (IIa)  durante la corsa ad alto ritmo


c)  la produzione “ottimale” di acido lattico 4-8 mmol/L, ne troppo bassa ne troppo alta, sufficiente a stimolare i processi fisiologici di smaltimento dello stesso come substrato energetico, permettendo così il continuo dello sforzo.

Questo test che prevede 11 sprint di 20m. rec 20sec + 8min alla max velocità di corsa possibile (dire al calciatore di sparare tutto una volta raggiunto l’ultimo minuto) su percorso a navetta di 20-40-60-80-100m. Il calciatore deve sempre tornare alla linea di partenza  sia dopo ogni sprint, che durante la fase di corsa successiva .

Ciò induce a pensare che gli atleti in possesso di un’alta velocità di soglia anaerobica, siano in grado di percorrere distanze maggiori nel protocollo di Sintesi.






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