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domenica 27 novembre 2011

PUBALGIA: " LA CORE STABILITY TRA I PRINCIPALI METODI DI PREVENZIONE"

Con il termine pubalgia si dovrebbe, di fatto, intendere il sintomo, o meglio

una serie di sintomi, di una patologia la cui epidemiologia resta poco
chiara, soprattutto in ragione della complessità di tipo anatomico della regione
pubica e del frequente sovrapporsi, al quadro clinico, di diversi tipi
di patologie.La prima diagnosi di pubalgia si deve a Spinelli e risale a più
di settanta anni fa (Spinelli, 1932): da allora questa patologia non ha mai
smesso di suscitare polemiche interpretative e concettuali.
In ogni caso nell’ambito del calcio esistono
senza dubbio molti gesti tecnici che possono favorire l’insorgenza della patologia:
salti, dribbling, movimenti di cutting in generale, contrasti in fase
di gioco effettuati in scivolata ( e quindi con gamba abdotta e muscolatura
adduttoria in tensione), costituiscono indubbiamente dei fattori che causano
forti sollecitazioni a livello della sinfisi pubica, innescando un meccanismo
di tipo sinergico e combinato tra muscolatura adduttoria ed
addominale.In ambito riabilitativo generale, si sta ultimamente facendo sempre più
strada un concetto di “globalizzazione” della risposta muscolare nei confronti
del movimento richiesto, o imposto, ai vari segmenti corporei. Questo
concetto si basa sull’assunto, peraltro corretto da un punto di vista
prettamante anatomo-funzionale, che i muscoli scheletrici nel corso del
movimento vengano reclutati secondo schemi più o meno complessi, in
funzione delle caratteristiche del movimento stesso. Questa visione interpretativa
di movimento sinergico soppianta di fatto l’idea di movimento
legata ad una semplice attivazione, seppur in qualche modo
concatenata, di tipo settoriale, e che consideri quindi ogni singolo gruppo
muscolare come un’unità funzionale a sé stante dal punto di vista biomeccanico.
In tal modo, si viene a creare un concetto di sinergismo muscolare
la cui funzione ricade in ambito quantitativo, qualitativo e di
timing temporale di attivazione che i vari muscoli, artefici del movimento,
debbono rispettare nel loro ambito funzionale. Questa sorta di rappresentazione
mentale del movimento, tutt’altro che astratta, ci porta a riflette
in termini di biomeccanica funzionale, su quali debbano essere gli
schemi motori di reclutamento ed attivazione muscolare e sui relativi
meccanismi posturali, da riprodurre ed affinare, per permettere una meccanica
del gesto atletico efficace e scevra di effetti collaterali potenzialmente
lesivi nei confronti dell’integrità fisica dell’atleta. è ovvio che
questo modello interpretativo del movimento trovi una sua naturale applicazione,
non solamente nell’ambito della preparazione atletica in
senso lato ma direi, soprattutto, nel contesto riabilitativo, dove l’esigenza
di una completa restituito ad integrum del paziente deve necessariamente
passare attraverso questa tappa fondamentale. Nell’ambito specifico
della riabilitazione della pubalgia, questo concetto di ottimale
sinergismo funzionale tra i gruppi muscolari che controllano il cingolo
pelvico, trova la sua ottimale concretizzazione pratica in due metodi lavoro,
se così li vogliamo definire, che sono la “Core stability “ ed il “Gainage”.
 Il razionale di utilizzo di queste due metodiche di lavoro, si basa
sull’assunto che in numerose attività sportive, le forti sollecitazioni imposte
a livello del bacino, sia in senso articolare che muscolare, costituiscano
i fattori predisponenti a vari tipi di lesione, soprattutto nel caso in
cui a causa di vizi posturali, predisposizioni di tipo anatomo-funzionale,
mancanza di sufficiente ergonomia od in caso di evidenti scompensi muscolari,
il soggetto sia incapace di mantenere un’adeguata stabilità funzionale

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