Parliamo la stessa lingua

mercoledì 22 giugno 2011

Pillole di anatomia: " IL GINOCCHIO: BIOMECCANICA, LEGAMENTI E MUSCOLI IN FUNZIONE"


L’articolazione del ginocchio, sia da un punto di vista puramente biomeccanico che funzionale è, in sé, piuttosto complessa. La sua posizione intermedia nel contesto anatomico dell’arto inferiore, richiede infatti sia una stabilità ottimale, in modo tale da poter agevolmente trasmettere le cospicue sollecitazioni funzionali provenienti a monte dell’articolazione dell’anca, ma anche una soddisfacente mobilità consona alla nostra deambulazione bi podalica.
Tuttavia nel ginocchio, a differenza di quanto invece sia riscontrabile in altre articolazioni, come ad esempio quella del gomito, la stabilità dei segmenti ossei non è garantita da una notevole congruenza dei capi articolari.
L’articolazione femore-tibiale è costituita dai due condili femorali, laterale e mediale, che presentano una forma convessa, e dalle due facce tibiali.

Il legamento crociato anteriore (LCA) ha origine dalla zona pre-spinale del tratto tibiale e raggiunge, con un tragitto obliquo diretto verso l’alto, la zona più alta  e posteriore della faccia mediale del condilo laterale del femore.
Da un punto di vista anatomico è costituito da due fasci: il fascio antero-mediale, che risulta maggiormente lungo e voluminoso ed è a stretto contatto con il legamento crociato posteriore (LCP), ed il fascio postero-laterale, di dimensioni minori, che risulta quasi completamente coperto dal fascio antero-mediale.
Per ben capire la funzione del LCA occorre descrivere brevemente il meccanismo di base intercorrente tra la tibia ed il femore. Il movimento tra tibia e femore è una combinazione di rotolamento e scivolamento, e risulta un meccanismo piuttosto complesso, che viene appunto realizzato grazie alla presenza del LCA e del LCP. Durante la flessione del ginocchio è l’ LCA che determina il passaggio del meccanismo di rotolamento a quello di scivolamento, mentre nella fase di estensione è LCP che determina la cinematica inversa.
In realtà il movimento è di tipo tridimensionale e contestualmente al movimento di flesso-estensione si verificano dei movimenti di rotazione.
Durante la flessione si verifica una intrarotazione della tibia, mentre durante l’estensione la tibia viene extra ruotata.
Se invece consideriamo il femore fisso e la tibia mobile (ossia una catena cinetica aperta), durante la flessione, che viene determinata dalla contrazione degli ischio-crurali, avremmo un impegno del LCP, mentre durante l’estensione, provocata dalla contrazione del quadricipite, il lavoro sarà a carico del LCA.
Considerazione finale, visto sul piano sagittale, il LCA ed il LCP stabilizzano l’articolazione del ginocchio in senso antero-posteriore: in particolare il LCA si oppone alle eccessive traslazioni anteriore della tibia ed alle trazioni posteriori del femore sulla tibia, mentre il LCP contiene le eccessive traslazioni posteriori della tibia rispetto al femore.

  

Il muscolo estensore del ginocchio è il quadricipite femorale che prende origine con quattro capi (il muscolo retto del femore, il muscolo vasto mediale, il muscolo vasto intermedio ed il muscolo vasto laterale

Questi si fondono distalmente in un tendine comune inserito sulla patella. Mediante il legamento della patella e i retina coli patellari, il muscolo si inserisce inoltre sulla tuberosità della tibia. E’ innervato dal nervo femorale e la sua contrazione provoca l’estensione della gamba sulla coscia e la flessione della coscia sul bacio.
Dei quattro capi solamente il retto femorale è un muscolo bi articolare.
I muscoli flessori della coscia invece sono gli ischio crurali (bicipite femorale, semitendinoso e semimebranoso), il muscolo sartorio ed il muscolo gracile (che insieme al semitendinoso formano la cosiddetta zampa d’oca  il popliteo e i gemelli, anche se questi ultimi dovrebbero essere a rigore considerati come degli estensori della caviglia, più che dei veri e propri flessori dell’articolazione del ginocchio. Analizzando:

-          BICIPITE FEMORALE: Prende inserzione sulla testa della fibula, sul condilo laterale della tibia e sul legamento fibulare collaterale. E’ un flessore della gamba rispetto alla coscia ed estensore di quest’ultima rispetto al bacino.
-          IL SEMITENDINOSO: Prende origine dalla tuberosità dell’ischio. E’ responsabile della flessione della gamba in corrispondenza del ginocchio e dell’estensione della coscia in corrispondenza dell’anca
-          IL SEMIMEBRANOSO: Nasce dalla tuberosità ischiatica e termina con un tendine piuttosto complesso che si divide in tre componenti, cosa importante, agisce sia sulla gamba che sulla coscia, flettendo e ruotando medialmente la prima, estendendo e ruotando, sempre medialmente, la seconda.
-          IL SARTORIO: E’ innervato dal nervo femorale e con la sua contrazione provoca flessione, abduzione e rotazione laterale della coscia, inoltre è attivo sulla gamba, provocandone la flessione e la rotazione mediale.
-          IL GRACILE: E’ innervato dal nervo otturatorio, è un adduttore della coscia ed inoltre flette l’articolazione dell’anca e quella del ginocchio.
-          IL POPLITEO: Ruota internamente la gamba a ginocchio flesso
-          I GEMELLI: E’ responsabile dei movimenti di flessione plantare del piede e di flessione della gamba

 Nell’ambito della traumatologia sportiva, le lesioni del ginocchio, rappresentano insieme circa il 15% della totalità dei traumi sportivi.

Nell’ambito delle lesioni acute, il fatto di poter stabilire una diagnosi precisa, un’adeguata diagnosi differenziale, costituisce una fattore d’importanza fondamentale.
Ad una precisa diagnosi debbono poi seguire il trattamento iniziale, le eventuali indicazioni per una consulenza di tipo specialistico, il trattamento definitivo, ed infine quello riabilitativo. Le lesioni acute del ginocchio, possono interessare i capi ossei articolari, i menischi, i legamenti, la rotula e le strutture tendinee.

AL MOMENTO DELLA LESIONE..
Al momento della lesione dell’LCA sono comparse (nella norma) sensazioni specifiche: una sensazione di schiocco o di rottura all’interno dell’articolazione del ginocchio, associato ad un cedimento e ad una difficoltà di deambulazione.”

LA DIAGNOSI
La diagnosi del danno legamentoso avviene essenzialmente attraverso due tipi d’indagine:
-          Valutazione clinica
-          Indagine strumentale
Nella prima, l’operatore clinica l’operatore cerca di stabilire l’entità della lassità legamentosa sia in senso anteriore-posteriore, attraverso il Lachman test ed il test del cassetto anteriore, sia in senso rotatorio, grazie al jerk test ed la pivot shift test. La conferma della lesione del LCA avviene solitamente grazie all’analisi strumentale che si basa soprattutto sulla RM.
I trattamenti della lesione possono essere di due tipi: conservativo e chirurgico

Nessun commento:

Posta un commento