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martedì 29 marzo 2011

MATCH ANALISYS: " Una metodica in via di sviluppo "

Da qualche anno la match analysis è diventata uno strumento fondamentale per l’osservazione  e lo studio delle gare sportive, delle azioni, dei movimenti, dei gesti atletici.
Da sempre allenatori e atleti hanno osservato e studiato dettagliatamente in determinate gare informazioni utili ricavate dall’osservazione della gara per poter migliorare o analizzare in modo molto dettagliato quello che succede durante la performance del calciatore. Oltretutto con lo sviluppo tecnologico e in particolare con l’avvento della televisione, dei registratori, delle telecamere, l’osservazione – prima eseguita direttamente a bordo campo e a occhio nudo – si è potuta effettuare con calma in uno studio o in un laboratorio, visionando milioni di volte un gesto, un’azione o un movimento ritenuti significanti. Il calcio, come la maggior parte degli sport di squadra, sono  caratterizzati durante il gioco da azioni di corsa che prevedono variazioni di velocità e di direzione.
Tali espressioni della prestazione rappresentano sostanzialmente la risposta fisica e tecnica, con o senza palla, alle richieste tattiche della situazione di gioco.
Il punto chiave, che tuttavia denota l‘attuale stallo della match analysis, riguarda il ruolo decisivo delle accelerazioni e delle decelerazioni, che nessuno valuta nella sua sostanza.
 Le visioni che ho fatto fino a questo momento durante la mia carriera, mi ha fatto capire innanzitutto che il calcio è cambiato dal punto di vista dell’intensità. Non ci sono più i tempi effettivi di giuoco corti, o meglio non c’è più quel grosso divario tempistico tra il tempo effettivo di giuoco e quello totale, vuoi per il cambio di direzioni degli arbitri, sempre più predisposti a far giocare, vuoi per una economizzazione di giuoco a livello tattico delle vari compagini.
Tutto questo porta ad una match analysis completa, dettagliata nei minimi termini , che riporta all’attenzione anche i più scettici delle statistiche di partita.
E’ anche vero che per dare maggiore precisione di lettura al mio allenatore, ho deciso di suddividere la mia match analysis in quattro fasi, che racchiudono le quattro fasi di gara. Venti minuti per fase di analisi, tenendo conto che si parla di settore giovanile professionista e in particolar modo di Allievi Nazionali, dove le partite durano in media 85 minuti anziché 90 (recupero incluso).  Questo ha fatto si che nella realizzazione di tale analisi, riproduco tempistica di possesso palla, fase di gioco, zone di gioco dettagliate e comunque che riportano principalmente eventuali variazioni, nelle quattro fasi di gioco.
Serve all’allenatore che ha davanti il punteggio dei tiri, delle zone di gioco, dei falli fatti e subiti e i contropiedi.
Serve al preparatore atletico che ha davanti, suddiviso in quattro parti tutte le fasi d’intensità di gioco, la composizione della fatica attraverso la scala di borg e più nello specifico, a distanza di mesi, il cambiamento statistico dal punto di vista fisico-atletico dell’intera squadra.
Ovviamente la mathc analys varia anche dalla possibilità di valutazione che un preparatore atletico ha a disposizione, personalmente non vanto ad oggi una possibilità di valutazione all’avanguardia, ma solo a disposizione di telecamera e registratore. Questa strumentazione mi da la possibilità di raccogliere dati importanti come quelli delle distanze percorse dai vari reparti e quelli percorsi dall’intera formazione, sostuzioni comprese. Altra particolare e importante statica che riesco ad ottenere, è quella della fase di possesso e non possesso, sia in fase difensiva che offensiva. Insomma, il tutto dipende preferibilmente dalle richieste dell’allenatore e quelle che invece il preparatore riesce a garantire ad esso stesso e allo staff.
LE MIE CONCLUSIONI SULLA MATCH ANALYSIS
E’ necessario per gli allenatori ed i preparatori fisici degli sport di squadra recuperare una dimensione legata alla prestazione che negli ultimi 20 anni è mancata .
Il ricorso a pratiche mutuate da altri sport prima e poi dalla necessità di avere ossessivamente  conferme fisiologiche ha mostrato la carenza culturale sulla prestazione stessa.
L’enorme richiesta di fasi accelerative e decelerative, molte delle quali con variazioni  di traiettoria superiore ai 30°, deve farci riflettere sulla necessità di usare elementi di corsa in linea a media velocità, se non con lo scopo di far recuperare il giocatore con esercitazioni che non stressino la sua muscolatura e non lo impegnino molto da un punto di vista del controllo.
La scelta dell’esercizio va fatta verificando quanto esso si avvicina al modello in termini di forza applicata, frequenza  ed elementi coordinativi specifici. La bravura dell’allenatore e del preparatore (rigidamente in quest’ ordine) sarà, inoltre, quella di inserire nella programmazione settimanale un’alternanza di  situazioni di rigenerazione, che abbiano obbiettivi generali come la corsa a media velocità, ed altri momenti ad obbiettivo specifico dove ci sono impegni coordinativi, muscolari e metabolici che si basino sul modello della prestazione,  anche con accenti superiori al modello stesso.
Lo stesso discorso vale per i lavori con i sovraccarichi o i lavori esplosivi, anch’ essi hanno obbiettivi generali ed il miglioramento della forza assoluta spesso viene confuso anch’esso con un miglioramento coordinativo: IL MIGLIORAMENTO DEL CARICO SOLLEVATO NON E’ IDENTICO AL MIGLIORAMENTO DELLA FORZA.
Dobbiamo quindi prevedere che anche la forza si avvicina alla specificità e non può essere scissa dall’impegno metabolico che presuppone, dal modello dell’accelerazione, impegni di forza brevi ma molto ravvicinati dovuti a situazioni di frenate e ripartenze, anche con molti movimenti torsivi .

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