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sabato 26 marzo 2011

LA TATTICA NEL CALCIO: " L'allenatore ha sempre bisogno del Preparatore Fisico"

Molte volte, anzi quasi sempre, si pone il ruolo del preparatore atletico, da un punto di vista solo e troppo atletico, diciamo schematizzato, come colui dedito a far “correre il gruppo”.
Di certo non è così, la pensano come me innumerevoli colleghi che allenano nel professionismo e quelli che allenano nelle categorie inferiori.
Personalmente ad ogni inizio di stagione ho sempre posto, insieme al mio allenatore, a tavolino, quali carichi e quali percentuali di intensità volevamo disporre al gruppo. In tutte le mie esperienze (ricordo tutte e sei le stagioni in cui ho allenato), mi è capitato di seguire sempre lo stesso principio, sempre lo stesso modello prestativo, che con dovuti accorgimenti o correzioni, sono poi diventati il fulcro e il credo vero e proprio del mio lavoro.
Già, parlo di credo, perché ormai al calcio di oggi, noi preparatori atletici siamo abituati a subordinarci troppo a volte, al lavoro dei nostri tecnici, svalorizzando o comunque mettendo in secondo piano quello che ci riguarda da vicino.
Quanti di noi classifica e indidualizza ogni singolo mesociclo del nostro lavoro? E se lo fate, apportate le dovute misure, statistiche e modifiche per migliorarle?
E inoltre, intorno al vostro modello prestativo di valutazione e programmazione annuale, avete mai provato a rimescolare le carte dando lustro alla vostra fantasia?
Bene! Io mi sono posto tutte queste domande un po’ di tempo fa, e con coraggio, studio e un pizzico di passione, ho trovato quel modello prestativo, che ogni anno mi garantisce di poter fare lavorare quasi sempre in maniera sub-massimale il gruppo, evitando o comunque abbassando la percentuale di infortuni, che in età evolutiva spesso e volentieri fanno causa a questioni fisiologiche più che organizzazione e gestualità del programma di allenamento.
Vorrei riassumere brevemente le caratteristiche bio-meccaniche degli esercizi, classificandoli sulla base dell’intensità (meccanica e metabolica) che può essere costante, variabile o mista. In tutti e tre questi casi, io ho raccolto un utilizzo in modo intermittente.
Per intermittente s’intende il susseguirsi di alcune fasi di esercizio, che può essere di intensità costante o variabile, intervallate da periodo di riposo, oppure momenti di minore intensità, questa tipologia è caratterizzata:
-          dal numero di fasi, che prendono il nome di ripetute se l’intensità è sempre la medesima
-          dalla loro durata
-          dalla durate e dalla caratteristica della pause e delle fasi di esercitazioni a bassa intensità
-          dall’intensità metabolica di ogni fase

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